A settembre il nuovo ciclo

Di lunedì, dopo le due settimane a cavallo di ferragosto, non poteva che essere così. Eccola, l’aria umida che mia nonna chiamava sempre “settembrina”, quella della fine delle vacanze, degli ombrelloni del Bagno Italia che si spopolavano sempre di più, della pineta di nuovo umida di rugiada dopo aver accolto per un’estate i pomeriggi roventi a schiacciare pinoli in attesa delle fatidiche due ore per andare in acqua. Era quasi un rituale: i libri che si riaprivano per i compiti alle porte, gli amici che via via lasciavano la villeggiatura con i genitori al rientro a lavoro ed io che approfittavo degli ultimi giorni con i nonni, proprio come un carnevale che verso la fine della festa raccoglie gli ultimi coriandoli, in attesa di chiudere tutto e lasciare le strade vuote come le viuzze di Tonfano. Andando verso settembre mi pare sempre ricominci un nuovo ciclo, non a gennaio, perché fa parte di un passato e cultura che ci portiamo dentro, quella dell’infanzia, che anche se passano gli anni non possiamo mai dimenticare.

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