Il food a stelle e strisce: first steps

Eccomi arrivato negli States! Appena mossi i primi passi mi sono reso conto che dalle persone alle auto, cosi’ come dai panini ai supermarket, per entrare subito in tema, qui in ogni campo vale la regola d’oro made in USA più famosa e diffusa, da me maccheronicamente riproposta in “everything large & big: size and quantity”…non trovateci facili significati maliziosi! :)

Trovandomi come ogni studente appena entrato in una nuova casa con la dispensa del tutto a secco mi sono fatto largo tra i bizzarri generi alimentari dei miei due coinquilini, lasciandone perdere per il momento la comprensione, per ricavare uno spazio per i miei.

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Intento solo a restare più sveglio che alla prima ora di lezione a scuola dopo una serata alcolica seguita da discoteca, ho puntato dritto sul primo megastore vicino casa, probabilmente il mio punto di riferimento per famelici richiami o le classiche dimenticanze da spesa senza una lista precisa.

Ben fornito, con mia sorpresa, di frutta e verdura, mi sono sentito tuttavia disorientato tra corridoi infiniti e scaffali pieni di prodotti sconosciuti senza le familiari marche nostrane. In fin dei conti molto spesso compriamo sempre allo stesso supermercato perché cosi riusciamo ad andare a colpo sicuro, un po’ quasi come a casa, andando in sbattimento se cambiano la posizione di qualche scaffale. Privo di ogni punto di riferimento, ho scansato le incommestibili atrocità culinarie dei cibi pronti da yankees, con l’obiettivo pero’ di andare a provarle non appena atterrato anche col cervello sul continente americano, e mi sono rifugiato su una piuttosto ampia scelta di rassicuranti cibi italiani di base.

Arraffando i grandi classici come pasta, sughi pronti, pelati, caffè e olio extravergine da bravo “italianuzzo” emigrante, ha catturato la mia attenzione anche un pacco dei miei biscotti preferiti, non diremo la marca per evitare pubblicita’ occulta, da soli 100 grammi al modico prezzo di $5, da considerare come extrema ratio esclusivamente in momenti di grave depressione da cucina casereccia nostrana.

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Ho comunque bilanciato con un enorme pacco di flakes, grande almeno il doppio di quello che troviamo da noi, ed ovviamente di pari passo un cartone di latte, il più piccolo, cioè da mezzo gallone che sul primo momento mi ricordava piu’ la varichina di mia mamma per pulire…diciamo scambio non proprio ottimale per provare subito l’ebrezza del sistema sanitario americano e dare un senso al mutuo fatto per l’assicurazione!

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Direi proprio per un primo momento quello che basta per sentirsi meno spaesato, convinto tuttavia di portare avanti la filosofia “we are what we eat” e quindi sicuramente aperto, dopo i primi momenti, a provare tutto ciò che di nuovo e curioso qui possa trovare (nei limiti del commestibile, ovviamente!), con lo spirito che la cucina e la tavola sono uno dei modi più piacevoli ed interessanti per scoprire una nuova cultura ed entrare, senza mai perdere di vista la propria, a farne parte.

Grazie della lettura!

See you next week guys!

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